I primi cattolici

Lo incontro all’angolo, incede nella mattina gelida appoggiandosi ad un bastone, saluta un passante con il suo tono gioviale, con quella cadenza napoletana e musicale, accenna a qualche acciacco alle gambe, ma come ad una cosa di pochissimo conto, nulla che possa intaccare la sua incrollabile fiducia nella vita.

Lo spirito positivo di questi cattolici, che si riuniscono in piccole comunità e seguono una liturgia quotidiana, è di una tempra ancora più resistente dello spirito positivo che ridonda dall’Oriente. Non c’è tanto l’imperturbabilità, quanto un tenace attaccamento alla vita, tenuto saldamente insieme da una colla speciale, che si chiama speranza, inattaccabile dal freddo gelido del mattino di febbraio come dagli acciacchi dell’età. E questa speranza mi sembra stamattina che tragga la sua forza da una promessa ricevuta nell’infanzia, nell’età dell’innocenza, e che perdura intatta, custodita negli anni e nei decenni, in questi primi cattolici del terzo millennio, forse meno intelligenti di altri, forse meno critici, meno coraggiosi.

La promessa diceva: – Qualunque cosa ti accada nella vita, sappi che Qualcuno ti verrà sempre in soccorso, e questo qualcuno si chiama Gesù. Questa promessa resta valida, intatta, fresca (nonostante le continue smentite che la vita eroga come un generoso bancomat della sciagura), come è fresca l’aria di questa mattina, e determinata a svolgersi nel futuro, quale che esso sia, nella direzione che prende Antonio stamattina mentre all’angolo di strada mi saluta gioviale, con la sua melodiosa cadenza napoletana.

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